martedì 28 febbraio 2017

Settantology - a Carnevale per Vale un bel concerto vale.

Tempo fa mi è arrivato un invito da una cara amica, Marta.
- Marta: Sabato 25 suoniamo, vieni al concerto.
- io: Va bene, con quale dei settordici gruppi di cui fai parte suoni?
- Marta: Settantology
- io: fico, sono proprio curioso di vedere il vostro spettacolo. E poi mi fa piacere se ci vediamo. Per il costume chiedo a mia madre, di sicuro ha conservato qualche vestito anni settanta di mio padre, sai, lei non butta via niente.

Sabato è arrivato, carico carico di premesse per un disastro.
Mi ero alzato alle sei e un quarto per partire da Oggiona, il mio paese natale, e andare a Roma. Le mie aspettative di attività neuronale si fermavano alle 21.30, se andava bene.
Mi era stata fissato un incontro di lavoro per le 14, quindi non ero nemmeno passato da casa. Sì, di sabato. A volte succede.
Con il mio trolley e il mio zaino dovevo andare in ufficio e poi tornare con i mezzi, perché Lisa aveva bisogno dell'auto.
Mia madre, quella che non butta via mai niente, aveva messo nell'immondizia tutti i vestiti anni '70 di mio papà; quindi non avevo un costume.
Lisa non poteva accompagnarmi, perché il giorno dopo doveva alzarsi presto.
Non conoscevo il locale e non ho molte belle esperienze con i locali di Roma, anzi, non ho nessuna esperienza di bei locali per la musica a Roma.
Insomma ero preparato ad una serata disastro, in cui mi sarei addormentato sfatto su un divanetto, in un locale ricavato da una cella frigorifera di un supermercato, pieno di fumo e sudore.
Non è andata per niente come mi aspettavo.

A metà pomeriggio, e metà incontro, mi viene un'illuminazione: mi sarei inventato un costume da meccanico, di quelli che cambiano le gomme ai gran premi. La tuta ce l'avevo, regalo di Luigi, con un piccolissimo difetto: mi arriva a metà polpaccio. Ma poco male, avrei messo gli stivali da moto e avrei risolto. Poi con il casco sarei stato perfetto. Ho poi virato verso il sottocasco, per comodità. Primo problema risolto.
E l'incontro? Quale incontro? Ah sì, vabbè ma quello è lavoro, non è la prima volta che penso ad altro mentre lavoro. Anzi, mi riesce proprio bene. Tutto ok.

Secondo problema: il sonno. Decido di sconfiggerlo con l'indifferenza. Ce la farò? Decido che ce la farò. Se il camerata Barbagli ce l'ha fatta a respirare su Marte, io riuscirò a stare sveglio. Non sapete chi è Barbagli?

E allora parto per questo locale con un curioso nome informatico, Defrag. E penso: l'unico locale che mentre bevi una birra ti velocizza l'hard disk. Meno male che l'ho pensato ma non l'ho detto. Anche voi non ditelo a nessuno che ho pensato una vaccata del genere.

Il locale non è niente male, e soprattutto nessuno fuma.
Parentesi per i miei amici del Nord: sì non si può fumare nei locali pubblici, per legge, ma io ho visto fumare la gente in quasi ogni locale di Roma in cui ho visto un concerto.
Il palco è carino, ma comincio a contare quanti saranno sul palco, uno, due,... otto? E come fanno a stare in otto là sopra? 
Ordino una birra, mi faccio un selfie con il costume, erano mesi che non ne facevo uno. Ehi, la birra è buona! 
Arriva Maria Luisa, la sorella di Marta, con due amiche, e anche il problema solitudine è risolto. Le ragazze sono carine e simpatiche, la conversazione è piacevole. E in un attimo... no in un attimo no, ma chiacchierando il tempo passa veloce, comincia il concerto.

Forse è stata la birra, forse il whisky successivo, forse la birra dopo, fatto sta che ho avuto delle sensazioni un po' particolari. In genere ad un concerto ascolto la musica e mi interessa relativamente il resto; in questo caso lo spettacolo è qualcosa di più, è un'esperienza.

L'impatto visivo è forte, va bene gli anni Settanta ma qui hanno esagerato con gli stupefacenti. No, non le droghe, sono i Settantology gli stupefacenti. No, non dovete sniffarli, vi stupiscono a guardarli e a sentirli. Oh ma devo proprio spiegarvi tutto?!?
I costumi sono bellissimi, sembra un concerto dei Cugini di Campagna ma con i colori abbinati.
I Settantology seguono i dettami del calcio attuale, giocano a tre punte. Davanti le tre grazie: la Ilaria, la Stefaña e la Santa Marta. Queste stupidate mi vengono così, senza aiuti psicotropi.
A destra Marta: ha un viso così bello che quando la guardi ti sembra che abbia un'aura intorno, come Paola Ferrari alla Domenica Sportiva, ma senza effetti speciali, lei è così al naturale. Lo posso scrivere perché lo dice pure la mia Lisa. E' un raro caso di bellezza oggettiva.
Marta, non ti offendere, non ti sto paragonando alla "Madonna Delle Luci Speciali Antirughe", ti sto proprio paragonando alla Madonna.
A sinistra Ilaria: per la miseria che tipo, come si muove, come si atteggia, come si pone. Sembra... ecco, sembra Shirley Bassey quando canta Goldfinger. Ormai mi sono compromesso con i complimenti a Marta quindi posso pure esagerare con la faccia tosta. Vado di pura sincerità? Vado? Ilaria sul palco è proprio sexy. Oh, ce l'avevo proprio qui.
E in mezzo il capo assoluto, la front-woman, quella che se entri nel camerino non chiedi chi è che comanda, vai dritto da lei. Stefania domina il palco, è a suo agio come me sul divano di casa, in tuta, con la pipa in bocca e un bicchiere di Armagnac del 1946 in mano.
Intorno ci sono i macchinisti.
Paolo suona le tastiere, canta, fa le battute. Me lo immagino che nel frattempo sta al mixer, compare come commentatore alla rassegna stampa di RaiNews e scrive un romanzo rosa.
Daniele è il chitarrista meno avido di visibilità che abbia mai conosciuto. Sempre dietro, defilato, ma soprattutto, incredibilmente, suona a un volume normale. I casi sono due: o già la sua vanità è completa perché è il marito di Marta, oppure si vergogna del suo look. O entrambe le cose. No, deve essere carattere, voi avete mai conosciuto un chitarrista che non suona a un volume tipo cannone del Gianicolo a mezzogiorno? Io mai.
Alessandro suona le percussioni, Fabrizio la batteria, no aspetta, Fabrizio le percussioni e Aless... un momento, Alessandro alle... ahò ma volete stare fermi un momento? L'altro Alessandro, il bassista, è in cura da anni per sdoppiamento del batterista.
Non vi fate ingannare dalle mie stupidate, questo è comunque un concerto, e di quelli veri: la sezione ritmica ha un bel tiro, Paolo e Daniele si fanno apprezzare senza mai pestarsi i piedi. Le ragazze si alternano tra ruolo solista e cori. Marta ha una voce molto delicata e versatile, Ilaria spara degli acuti senza preavviso che ispirano proposte di matrimonio, Stefania si esibisce in un Lady Marmalade che ti fa capire perché i bicchieri nel locale, prudentemente, sono di plastica.

Anche il sound è buono. Se consideriamo il locale, è ottimo.
Insomma il look è fico, i ragazzi sanno suonare, le ragazze sanno cantare, il mixerista è sano di mente. Tutto funziona. E ciò nonostante la densità di popolazione sul palco sia quella di un centro commerciale a Singapore quando iniziano i saldi. Per spostarsi i ragazzi fanno il gioco del Quindici.

La band parte con "Eppur mi son scordato di te". Allora, parliamoci chiaro, sono qui da solo, ci sono un po' di belle ragazze intorno, ho appena cominciato a bere, che cos'è, un invito al peccato?
E poi parte l'operazione nostalgia: pezzi che nessuno ha il coraggio di riproporre, e in generale ciò sarebbe un bene, però i Settantology riescono a farti entrare in questo universo trash ma non troppo con una certa classe, e dopo "Comprami", "Sandokan", "Disco Bambina" - tra l'altro con Marta nel ruolo di imitatrice - e perle del genere, quando partono le hit dance tipo "Lady Marmalade", "Hot stuff" e "Venus" ti viene da pensare che sono troppo poco trash per la serata. Sei entrato nel tunnel del ricordo di quando eri bambino e vedere "Fantastico" in TV ti sembrava un modo giusto di passare il sabato sera. E un po' di nostalgia ti prende, è inevitabile.
E comunque "Sandokan" è un bel pezzo, dai. Per "Comprami" invece non vi perdonerò mai. La fate bene, Marta si fa un mazzo così a soffiare nel microfono invece di cantare, e non è facile, ma le mie orecchie sanguinano ancora.
Ma torniamo un attimo alla situazione attuale: Prima Battisti e la sua fidanzata con i capelli verderame e le corna pure. Poi "Lady Marmalade", "Hot stuff" e "Venus". La finiamo con "Disco-ormone"?
Una menzione speciale per "Balla", No, non il pittore futurista. No, non "Balla Linda", quella è di Battisti, questa è di Umberto Balsamo. No, non "Ancora", l'altra canzone famosa di Umberto Balsamo. Dai, "Balla per me balla balla, tutta la notte sei bella...". Ecco, quella.
Poi c'è, com'è sacrosanto, il momento Rino Gaetano. Bellissima quella canzone che parla di un milanese che ogni tanto viene a Roma, "Il cielo è sempre più blu". Di quello di Milano. "Gianna" invece parla di sesso, tanto per cambiare, ma ormai sono in overdose.

La serata prosegue, si balla, si canta, ci si sgola perché tanto anche se rimani afono il giorno dopo ti sembra solo che ti sei divertito di più, e non importa se parli come Amanda Lear o Nando Gazzolo tutta la domenica. D'altra parte, non sono anche loro icone degli anni Settanta?

Ultimo pezzo, a momenti la gente chiede il bis prima che sia finito, quindi bis sia.
L'ultima canzone parla di uno che ha così tanta voglia di farsi una che sta con un altro che si inventa le migliori supercazzole per portarsela a letto. Ma parte malissimo, perché le offre una motocicletta 10 HP, cioè una moto con la potenza di un Ape Car. "Il tempo di morire" è un gran pezzo, e Battisti è davvero un grandissimo autore. Peccato che Mogol ogni tanto si facesse delle gran canne prima di comporre i testi.

Ci sarebbe anche da dire che Madonna Marta, nella sua misericordia, intanto che ridà la vista ai ciechi mi porge il microfono, e la scena è questa.


Poi dite che esagero con i paragoni, ma il Defrag che diventa di colpo la Cappella Sistina è la prova definitiva, no?
A quel punto comincio a cantare al microfono, e la serata imbocca Viale della Perfezione. Perché ascoltare è bello, ballare pure, ma cantare per me è un piacere fisico, un'estasi. Mi invitano sul palco e canto come se non ci fosse un domani. Finisce tutto in un tripudio di sensazioni meravigliose e adesso capite perché voglio così tanto bene ai Settantology.

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