giovedì 20 marzo 2014

There not one bidons... Educazione civica a Londra



Ricevo e pubblico volentieri un pezzo scritto dal mio amico Maurizio Biggi. Buona lettura.

Approfittando del Carnevale Ambrosiano, e del conseguente venerdì di vacanza, decido di portare i miei figli, Matteo 11 anni e GiuliaElisa di 7, a Londra.
La scelta ha una duplice valenza: andare a trovare una coppia di cari amici e far visitare ai ragazzi una città che stanno studiando e che, questo è un augurio da papà, li possa stregare come ha fatto con me 19 anni fa.
Ci immergiamo subito nella quotidianità, camminando sui marciapiedi, scendendo nella Tube e vivendo la città nella maniera più vera possibile.
Cerco di coinvolgere i ragazzi nella scelta dei luoghi da visitare, nella programmazione delle stazioni e dei percorsi da fare, il tutto per far loro capire la semplicità di una città che, essendo ben organizzata, agevola il compito a chiunque.
Loro rispondono molto bene ai miei stimoli, si sentono coinvolti e mi accorgo che dopo pochissimo tempo sono a loro agio nella città, mi ripetono che è bellissima, ordinata e pulita e che sono felici di essere lì.
Nella pausa ristoratrice, mangiando street food, chiedo loro una prima impressione sulla città, e vengo subito stupito da due loro osservazioni: che tutti pagano il biglietto in Metropolitana e sui bus
(così capisco che si sono accorti che a Milano non succede) e che non ci sono inferriate su porte e finestre (hai capito i ragazzi…).
A seguito di una loro richiesta di delucidazioni in merito, cerco di non infierire sul nostro povero paese, voglio lasciare loro la speranza che un domani, anche da noi, tutti pagheranno il biglietto, che potranno lasciare le porte aperte senza rischio e poi spiego loro che a Londra, nelle scuole, viene insegnata con serietà educazione civica, una materia che fino a qualche anno fa era nei programmi anche da noi, ma poi è stata tolta.
Ripartiamo. Non li ho convinti, in particolare su cosa sia l’educazione civica; penso però che ci sarà occasione una volta tornati in Italia.
Attraversiamo Green Park per arrivare a Buckingham Palace, camminiamo in una giornata di sole splendida, in un parco verde, pulito e ben tenuto, quando, rallentando per fare una foto ad uno scoiattolo, veniamo sorpassati da 3 ragazzi romani, si sente dall’inconfondibile parlata, un ragazzo e due ragazze, sui 25 anni circa.
Stanno mangiando panini, bevendo in quei contenitori per cappuccino di Starbucks e hanno un sacchetto tipo burger king.
Ci precedono di una ventina di metri, quando ad un certo punto le due ragazze si fermano e cominciano a guardarsi in giro; dopo pochi secondi lui, con gesto fulmineo, butta tutto quello descritto sopra, dietro ad una pianta, e girandosi, felice, prosegue ridendo con le ragazze.
I bambini mi guardano e mi dicono: “Papi hai visto cosa hanno fatto quei signori”?
Io resto di stucco, vorrei inseguirli e chiamarli per spiegare loro cosa caspita hanno fatto; magari dargli due sberle come hanno fatto con me da piccolo (non a 25 anni) quando ho provato a gettare qualcosa per terra, ma ogni mia idea viene bloccata da un fischio…sì, un fischio.
Per un arbitro, il fischio significa un infrazione ad una regola, per i policeman che stavano arrivando in bicicletta la stessa cosa…
Mentre ci hanno sorpassato e hanno raggiunto i nostri cari connazionali, sono stato colto da una irrefrenabile voglia di autoerotismo, di quelle che a 17/18 anni avevi quando vedevi Vanessa del Rio su Caballero oppure Gabriel Pontello in Supersex.
Allora mi sono avvicinato, e mentre i policeman chiedevano loro i documenti, ho iniziato a spiegare a Matteo e Giulia a cosa mi riferivo quando parlavo di educazione civica, di rispetto e di intelligenza.
Ero così vicino che ho sentito il nostro eroe cercare di giustificarsi dicendo al nerboruto policeman che nel parco” there not uan bidons”, al plurale addirittura.
Mentre lui dava spiegazioni, le ragazze sono state invitate ad andare a recuperare i rifiuti e a metterli non nel bidons, ma nello zaino.
Ci siamo allontanati mentre i policeman registravano i nominativi e stavano compilando un foglio simile ad un verbale, mentre io mi vergognavo ancora una volta di essere paragonato ed accomunato a certe persone.
Essendo io molto fatalista, e ritenendo che le cose non succedono per caso, mi sono augurato che quest’episodio servisse ai miei figli a capire cosa è l’educazione civica e cosa significa essere intelligenti, perché, a mio avviso, troppe volte cerchiamo di classificare i comportamenti in mille modi, dimenticandoci che è solo una questione di intelligenza.

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