venerdì 26 dicembre 2014

Avete rotto

Avete rotto.
Voi che dite "Gli immigrati sono tutti delinquenti".
Voi che dite "L'immigrazione non è un problema ma un'opportunità".
Voi che dite "Gli imprenditori sono tutti evasori".
Voi che dite "Gli imprenditori sono tutti eroi".
Voi che dite "Gli statali sono tutti fannulloni".
Voi che dite "In Italia non si può licenziare nessuno".
Voi che dite "Se ti vogliono licenziare lo fanno eccome".
Voi che dite "Se l'hanno licenziato è perché dava fastidio".
Voi che dite "Se l'hanno licenziato è perché non lavorava".
Voi che dite "I politici sono tutti corrotti".
Voi che dite "I giudici sono un cancro della democrazia".
Voi che dite "I giudici sono l'ultimo baluardo della democrazia".
Voi che dite "La mafia è meglio dello Stato".
Voi che dite "Ci vorrebbe la pena di morte".
Voi che dite "Ci vorrebbe ancora lui".
Voi che dite "I sindacati si disinteressano dei giovani".
Voi che dite "I giovani non hanno voglia di lavorare".
Voi che dite "Il paese è in mano ai vecchi".
Voi che dite "Bisogna abbassare lo stipendio ai politici per abbassare le tasse".
Voi che dite "Le tasse sono troppe, e quindi non bisogna pagarle".
Voi che dite "Le tasse le pagano sempre gli stessi".
Voi che dite "Largo ai giovani".
Voi che dite "Io personalmente non ho niente contro gli omosessuali, ma ho paura per i miei bambini".
Voi che dite "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera" (omaggio a Francesco De Gregori)

Ne ho piene le scatole di queste semplificazioni della realtà. Il mondo è complesso e i luoghi comuni non servono a capirlo. Fate partire il cervello, prima per capire, e poi per parlare. Altrimenti accendete la televisione, in religioso silenzio, bevetevi tutto quello che vi dicono, e parlate poi con qualcun altro.

Bilanci

Ogni tanto penso a che cosa ho fatto di buono nella mia vita, a che cosa ho costruito, a che cosa mi rimane. Succede quando si diventa vecchi.

Lavorativamente non ho combinato granché, anche grazie a persone che si professavano amiche e poi vabbè.

Dal punto di vista della mia vita sentimentale ho impiegato quarant'anni a trovare l'anima gemella, ma non perché prima facessi il tombeur de femmes, almeno in quel caso avrebbe avuto un senso, forse. O comunque sarebbe stata una scelta. Ho avuto un grande successo con le donne sotto i dieci e sopra i cinquant'anni, nel senso che le bambine in genere mi adorano dopo cinque minuti che mi conoscono e le agée mi considerano bello perché alto e senza deformità evidenti, un concetto semplice ed efficace. E' evidente che questo successo non ha niente a che fare con la mia vita sessuale, per chi mi avete preso?

Volevo con tutte le forze un figlio, non credo che l'avrò mai. Probabilmente è questo il mio cruccio più grande.

Ho sempre avuto velleità artistiche, ma ho fatto poco o niente, per tanti motivi, lo studio, il lavoro, la morosa, e quant'altro. O forse perché il mio talento non è abbastanza grande da produrre qualcosa di importante.

Ho adorato la pallacanestro ma non ho mai avuto il fisico e la testa per fare qualcosa di più che divertirmi in palestra; per altro mi sono divertito in ogni momento, allenamenti, preparazione atletica, cazziatoni dell'allenatore, trentelli del giocatore che stai marcando.

Sembrerebbe una vita fallimentare, a prima vista.

Poi però mi ricordo che, anno dopo anno, ho punteggiato l'Italia (e non solo) di persone che mi vogliono bene; persone che senza che chiedessi niente mi hanno aiutato quando era necessario; persone che semplicemente quando mi rincontrano dopo anni mi fanno festa come se fossi una rockstar; persone che non hanno mai smesso di manifestarmi la loro stima; persone che mi ritengono importante per la loro vita, ma io non lo sapevo prima che me lo dicessero.

Sono tante, davvero tante, così tante che non riesco ad elencarle tutte, e quindi non ne elencherò nessuna.
Però, niente male Valerio, non ti puoi proprio lamentare. Qualcosa avrai pur fatto per meritartelo. Quindi no, non è una vita fallimentare, non dirlo nemmeno per scherzo.

Purtroppo molte di queste persone non leggeranno queste parole, ma tu che stai leggendo, e sai che sei una di loro, ricorda che non potrò mai esserti grato abbastanza della tua amicizia. E che, nei limiti del possibile, e un filo oltre, quando chiamerai io ci sarò.
Ti abbraccio.

lunedì 3 novembre 2014

Autunno 2014

I manifestanti disperati
si asserragliarono al Colosseo
Poi i leoni vennero liberati
per il trionfo di Matteo.

martedì 7 ottobre 2014

Raggi X

Lo vide da lontano. Era miope ma non si poteva non vederlo. Era alto, robusto, ma i suoi movimenti esprimevano una dolcezza infinita. Sembrava il gigante buono delle fiabe.
Forse non era bello, forse era davvero un gigante, e come tutti i giganti poco proporzionato, ma nonostante questo comunicava tenerezza. Come un elefante sorridente. Come un padre agli occhi di un neonato.
Non stava combattendo il male, non stava arringando le folle, non stava attaccando il potere. Stava soltanto spiegando al mondo che la tenerezza era irresistibile.
Non potè fare a meno di avvicinarsi e di guardarlo meglio. Aveva gli occhi buoni ma senza essere melenso. Aveva un sorriso accennato e disarmante. Lo guardò bene e scoprì che la parte di lui che parlava più forte erano le mani, mani da orco e mosse da orologiaio. Era irresistibile, ipnotico.
Da vicino si sentivano le sue parole, sussurrate con la musicalità che solo l'amore puro può dare.
"Un'altra cucchiaiata, mamma. Solo un'altra. Poi ti leggo qualcosa."

ATAC button

Oggi ho preso i mezzi e mi tocca scrivere.

Lisa parte per Treviso e le lascio l'auto per andare al treno. La recupererò stasera. L'auto, non Lisa.
Però con i mezzi arriverò domani al lavoro. Finisco di collaudare la macchina del tempo e poi sistemo tutto.
Alla fermata dell'autobus controllo l'applicazione dell'ATAC. Dice quando arriveranno gli autobus. Risultato dell'interrogazione: non arriverà nessun autobus. Non per Ponte Mammolo, almeno. Sì, il capolinea si chiama così. Ma le fermate prima non sono Ponte Pisolo e Ponte Cucciolo; quando l'ho scoperto ci sono rimasto un po' male.
Arriva una signora. E' di Roma sicuro, la sua fisionomia dice "Sono di Roma". Attacca bottone e mi toglie ogni dubbio.
- L'autobus prima pe ddove andava?
- Alba Adriatica, signora
- Meglio perché io non devo anda' de llà
Sono rincuorato
- Perché da casa mia nun se vède bbene. Quindi il prossimo è quello giusto- Mah, sto guardando l'applicazione dell'ATAC e dice che i prossimi due sono sempre per Alba Adriatica
- No ma se è passato questo allora il prossimo è ggiusto
Io penso: "Se il sito dice di no, abbiamo poche speranze"
- E' umido oggi perché se suda.
E' anche filosofa.
- Signora, io vengo dalla pianura padana - perché ho detto così, io abito in collina, boh! - e qui per me è secchissimo.
- Eh in pianura padana c'è sempre la nebbia, l'umidità
Luoghi comuni 1, filosofia 1
- Eh non c'è più la nebbia signora, almeno da me. non ci sono più i campi coltivati - momento Ragazzo della via Gluck - però l'umidità è tanta
- E com'è al Nord, sono messi male come qui?
- Anche lì c'è la crisi signora.
- Io ho un nipote che sta al Nord, a Treviso
E te pareva che non saltava fuori Treviso, da quando sto con Lisa incontro sempre persone che hanno a che fare con Treviso.
- Anche lì c'è crisi signora.
- Mah... mio nipote lavora.
Cazzo! Allora la crisi è finita è non me ne sono accorto. Mitico Renzi!
- Eh signora anch'io lavoro a Roma
- Eh fanno tutti così, perché bisogna andare dove c'è il lavoro. Mah, speriamo che vada meglio. Almeno che non peggiori.
- Non promette bene.
Nemmeno la conversazione, mi sa.

Pensavo di avere incontrato una tipica donna di Roma, tutta buon senso e caciara. Invece la sorpresa. Passano dieci minuti, e il pullman non arriva. Riguardo il sito e risulta che di autobus per Ponte Mammolo nemmeno l'idea. La signora è tecnologica e capisce:
- Che dice?
- Niente, signora, i prossimi due sono per Alba Adriatica.
- Ma no, alle nove e mezza arriva. Sono già le nove e mezza?
- Nove e venti
- E allora vedrà che tra poco arriva

Ovviamente penso "Povera illusa, rimarremo qui nei secoli dei secoli"
- Se non arriva entro dieci minuti vado a prendere la moto.
- Eh dipende dove deve andare, in centro "enmacèllo" co la moto.
- No vado all'EUR, faccio il raccordo.
- Ah allora sul raccordo co la moto ce po' anna'.
La signora probabilmente ha l'Harley Davidson in officina, altrimenti la spesa l'avrebbe fatta di sicuro impennando fino parcheggio del supermercato.

L'avreste mai detto? Arriva l'autobus, come previsto dal sito ATAC, ma... stupore!!! E' per Ponte Mammolo! Ma... come ha fatto?
Mai sottovalutare le biker della capitale. Salgo in autobus, e comincio a scrivere.

Forse non tutti non sanno che... GRA Edition

Ecco un elenco di nozioni che sul GRA, Grande Raccordo Anulare di Roma non sono patrimonio di tutti.
Cominciamo con il carico da undici.

1. Esiste un insieme di leggi e regolamenti chiamato "Codice della strada", in vigore anche sul GRA.
2. Le corsie sono fatte per occuparne una alla volta. Le strisce bianche non segnano la traiettoria da seguire, così che ci si debba stare sopra per tutto il viaggio senza sbandamenti
3. Stare in prima corsia non è reato.
4. Gli indicatori di direzione, comunemente chiamati frecce, sono strumenti da azionare prima di cambiare corsia o uscire dal GRA. Aiuterebbe mettere la freccia corrispondente alla direzione che si vorrebbe prendere. In alcuni paesi, l'Italia ad esempio, questa operazione è obbligatoria.
5. Nel caso in cui la freccia sia stata azionata, potete anche spegnerla dopo che avete effettuato la manovra. L'operazione di spegnimento non comporta una significativa usura dell'interruttore.
6. Le quattro frecce non valgono come jolly per segnalare più cambi di corsia consecutivi.
7. Quando volete superare un auto, prenderne la scia non vi avvantaggia significativamente, specie se davanti a voi c'è una moto. In compenso si alzano le probabilità di un bel tamponamento.
8. Essere superati da un'auto non viene registrato nel casellario giudiziale.
9. Regole di prudenza: andare a 130 all'ora in moto in corsia d'emergenza, specie sul GRA, può avere effetti dannosi sulla salute.
10. Se gli altri vanno a 100 e voi a 130 in corsia d'emergenza, arrivate pochi secondi prima, se arrivate.
11. Gli scooter a terra con un'ambulanza vicino non sono esercitazioni.
12. Fidarsi dell'abilità e soprattutto delle condizioni delle auto e delle moto intorno a voi equivale a fidarsi di una promessa elettorale di un leader politico italiano.
13. Il videogioco "GRA" prevede una sola vita e non ha l'opzione "Nuova partita"
14. Qualunque manovra facciate, a parte fare chilometri in corsia d'emergenza, vi fa risparmiare pochi secondi, consumare freni e benzina, e rischiare la vita. Un ottimo rapporto costi/benefici.
15. Le moto non hanno una larghezza trascurabile e non sono incomprimibili, quindi superarle se stanno occupando la corsia senza tenere perfettamente il centro di essa, non è carino.
16. Fare il furbo fa guadagnare pochi secondi e tante maledizioni. Se siete superstiziosi, dovete tenerne conto. E visto che siete idioti, è molto probabile che siate superstiziosi.
17. Mettere il vostro "Mi piace" all'ultima foto postata su Facebook da quell'erotomane del vostro amico, mentre viaggiate sul raccordo, fa aumentare il PIL solo nel caso in cui vi schiantiate.
18. E' inutile che vi rolliate le sigarette per risparmiare se poi buttate via mazzi di banconote per correre come matti in auto.
19. Il Corriere dello Sport sarà ancora lì quando finirete il viaggio. Potete leggerlo anche dopo.
20. Mentre guidate, leggere sul giornale "si schianta sul GRA mentre legge il giornale" dovrebbe insegnarvi qualcosa, per lo meno sulla ricorsione.
21. L'uso dell'auricolare o del vivavoce non ha niente a che fare con la dimensione del vostro pene. Potete usare questi strumenti senza sentirvi dei minorati mentali. In alcuni paesi del mondo, comunemente chiamati "paesi civili", è addirittura obbligatorio.
22. Se vedete la strada inclinata a 45°, non è un'allucinazione, è che state ancora al telefono senza auricolare.
23. In alcuni casi, sul GRA avvengono incidenti che non riguardano per forza solo gli altri.
24. La stragrande maggioranza degli incidenti è dovuta a manovre che scientificamente vengono dette "manovre da coglione".
25. Se contate n coglioni sul GRA, è probabile che dobbiate contarne n+1. Questo elenco potrebbe aiutarvi a togliervi il dubbio.

Se cadete in una di queste situazioni descritte, siete pregati di bruciare l'auto o farla brillare con il plastico. In ogni caso, cordiali vaffanculo. Non avete capito.
ANNATEVELAPIJANDERCULO!

martedì 15 aprile 2014

Dagli al nazista!

C'è un argomento tabù nella nostra società ed è la Shoah.
Non si può usare se non per piangere alla Giornata della Memoria, oppure dichiararsi amici del popolo ebreo o, come se fosse la medesima cosa, dello Stato d'Israele. Non si può usare nemmeno nella satira, che usa da sempre argomenti forti e violenti senza ritegno, ma non può accennare all'Olocausto.
Non si può prendere in giro un cretino se è ebreo.
Non è importante quello che si dice o si scrive, appena parli di questo argomento si accende un allarme e tutti ti massacrano, partendo dalle interviste al rabbino capo e al presidente delle comunità ebraiche. Che a volte, come quelli in carica adesso, sono dei cretini.
La cosa divertente è che un altro argomento tabù è la politica messa in opera dallo Stato d'Israele in Palestina, con l'appoggio di tutte le potenze occidentali. Non si può criticare un criminale efferato come Ariel Sharon o tutti gli eccidi perpetrati dall'esercito israeliano o da milizie para-militari che, nel campo avverso, vengono giustamente definite terroristiche.
Perché se lo fai se un antisemita, un fascista o un nazista.

E' un po' quello che succede quando attacchi una donna famosa: parte la litania delle femministe, che si guardano bene dall'entrare nel merito e partono con le solite frasi fatte sulle discriminazioni nei confronti delle donne. Non puoi dare della puttana a una famosa che la dà via per soldi, se no sei un maschilista sessista fallocratico. L'unica differenza è che "maschilista", nell'opinione pubblica, è giustamente considerato meno grave di "nazista".

Quindi se Beppe Grillo scrive un post parafrasando Primo Levi, non è importante che il post sia evidentemente un omaggio all'autore o quanto la parafrasi sia riuscita e pertinente. Ha toccato il nervo scoperto e quindi "fascista, nazista, antisemita!!!".

E quindi parlano il presidente delle comunità ebraiche, il rabbino capo, alcuni coglioni - inspiegabilmente in parlamento - a dire non che il post è sbagliato, la parafrasi non ci azzecca, è una provocazione inutile o tutte le critiche che si possono legittimamente fare, ma sparare a zero con le accuse. La ciliegina sulla torta arriva da Mara Carfagna, il cui rapporto bellezza/intelligenza è infinito: la bellissima oca dichiara:
"Cosa aspettarsi [...] da chi tollera che un suo parlamentare possa definirsi antisionista?" Oh bella e che cos'è un reato criticare il Sionismo e le sue stragi? Ma guarda un po'. Ah no, è che per questa luminare "antisionismo" e "antisemitismo" sono la medesima cosa.
Ovviamente non è così, la Carfagna non è stupida ma sa che fare di ogni erba un fascio funziona benissimo con buona parte dell'elettorato, quella che vota senza sapere - ad esempio - la differenza tra Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio dei Ministri. E infatti questa massa di imbecilli non critica Napolitano per lo scempio che sta facendo della Costituzione, nel silenzio di tutti o quasi.
E come non è scema la Carfagna, non sono scemi nemmeno i politici che hanno attaccato Grillo pretestuosamente, come Zanda ad esempio. Tutti sanno che il popolo è ignorante e lo prendono in giro con arte.

La cosa bella è che mi trovo costretto a scrivere queste cose anche se non voterò mai Grillo - per altri motivi - e sono un grande estimatore della cultura ebraica, tant'è vero che sono un vero fan di molti autori ebrei, da Art Spiegelman a Moni Ovadia. Ma quando ci vuole ci vuole.

P.S. Alessio Mannino su La Voce del Ribelle dice più o meno le medesime cose, ma un tantino meglio. Leggetelo, è molto interessante.

giovedì 20 marzo 2014

There not one bidons... Educazione civica a Londra



Ricevo e pubblico volentieri un pezzo scritto dal mio amico Maurizio Biggi. Buona lettura.

Approfittando del Carnevale Ambrosiano, e del conseguente venerdì di vacanza, decido di portare i miei figli, Matteo 11 anni e GiuliaElisa di 7, a Londra.
La scelta ha una duplice valenza: andare a trovare una coppia di cari amici e far visitare ai ragazzi una città che stanno studiando e che, questo è un augurio da papà, li possa stregare come ha fatto con me 19 anni fa.
Ci immergiamo subito nella quotidianità, camminando sui marciapiedi, scendendo nella Tube e vivendo la città nella maniera più vera possibile.
Cerco di coinvolgere i ragazzi nella scelta dei luoghi da visitare, nella programmazione delle stazioni e dei percorsi da fare, il tutto per far loro capire la semplicità di una città che, essendo ben organizzata, agevola il compito a chiunque.
Loro rispondono molto bene ai miei stimoli, si sentono coinvolti e mi accorgo che dopo pochissimo tempo sono a loro agio nella città, mi ripetono che è bellissima, ordinata e pulita e che sono felici di essere lì.
Nella pausa ristoratrice, mangiando street food, chiedo loro una prima impressione sulla città, e vengo subito stupito da due loro osservazioni: che tutti pagano il biglietto in Metropolitana e sui bus
(così capisco che si sono accorti che a Milano non succede) e che non ci sono inferriate su porte e finestre (hai capito i ragazzi…).
A seguito di una loro richiesta di delucidazioni in merito, cerco di non infierire sul nostro povero paese, voglio lasciare loro la speranza che un domani, anche da noi, tutti pagheranno il biglietto, che potranno lasciare le porte aperte senza rischio e poi spiego loro che a Londra, nelle scuole, viene insegnata con serietà educazione civica, una materia che fino a qualche anno fa era nei programmi anche da noi, ma poi è stata tolta.
Ripartiamo. Non li ho convinti, in particolare su cosa sia l’educazione civica; penso però che ci sarà occasione una volta tornati in Italia.
Attraversiamo Green Park per arrivare a Buckingham Palace, camminiamo in una giornata di sole splendida, in un parco verde, pulito e ben tenuto, quando, rallentando per fare una foto ad uno scoiattolo, veniamo sorpassati da 3 ragazzi romani, si sente dall’inconfondibile parlata, un ragazzo e due ragazze, sui 25 anni circa.
Stanno mangiando panini, bevendo in quei contenitori per cappuccino di Starbucks e hanno un sacchetto tipo burger king.
Ci precedono di una ventina di metri, quando ad un certo punto le due ragazze si fermano e cominciano a guardarsi in giro; dopo pochi secondi lui, con gesto fulmineo, butta tutto quello descritto sopra, dietro ad una pianta, e girandosi, felice, prosegue ridendo con le ragazze.
I bambini mi guardano e mi dicono: “Papi hai visto cosa hanno fatto quei signori”?
Io resto di stucco, vorrei inseguirli e chiamarli per spiegare loro cosa caspita hanno fatto; magari dargli due sberle come hanno fatto con me da piccolo (non a 25 anni) quando ho provato a gettare qualcosa per terra, ma ogni mia idea viene bloccata da un fischio…sì, un fischio.
Per un arbitro, il fischio significa un infrazione ad una regola, per i policeman che stavano arrivando in bicicletta la stessa cosa…
Mentre ci hanno sorpassato e hanno raggiunto i nostri cari connazionali, sono stato colto da una irrefrenabile voglia di autoerotismo, di quelle che a 17/18 anni avevi quando vedevi Vanessa del Rio su Caballero oppure Gabriel Pontello in Supersex.
Allora mi sono avvicinato, e mentre i policeman chiedevano loro i documenti, ho iniziato a spiegare a Matteo e Giulia a cosa mi riferivo quando parlavo di educazione civica, di rispetto e di intelligenza.
Ero così vicino che ho sentito il nostro eroe cercare di giustificarsi dicendo al nerboruto policeman che nel parco” there not uan bidons”, al plurale addirittura.
Mentre lui dava spiegazioni, le ragazze sono state invitate ad andare a recuperare i rifiuti e a metterli non nel bidons, ma nello zaino.
Ci siamo allontanati mentre i policeman registravano i nominativi e stavano compilando un foglio simile ad un verbale, mentre io mi vergognavo ancora una volta di essere paragonato ed accomunato a certe persone.
Essendo io molto fatalista, e ritenendo che le cose non succedono per caso, mi sono augurato che quest’episodio servisse ai miei figli a capire cosa è l’educazione civica e cosa significa essere intelligenti, perché, a mio avviso, troppe volte cerchiamo di classificare i comportamenti in mille modi, dimenticandoci che è solo una questione di intelligenza.

venerdì 7 febbraio 2014

Cose stupefacenti delle donne - numero 10

Quando racconti a una donna che le donne hanno in generale una caratteristica, automaticamente la risposta è "Io non sono così" oppure "Beh perché voi uomini?".

Prospettive

Mattina e sono sulla Tiburtina. Curiosamente c'è fila.
Le auto sono allineate ma più spesso ammucchiate sull'asfalto solubile e procedono a velocità da lumache stanche. Tra loro gli scooter avanzano con la tipica andatura da mosca impazzita: accelerazioni e frenate, accelerazioni e frenate, accelerazioni e frenate, il tutto nello spazio di 80 centimetri. A Roma i venditori di pastiglie per freni sono miliardari.
La gente sulle auto è incazzata, perennemente incazzata, filosoficamente incazzata.
Ma all'orizzonte il cielo è azzurro, dopo giorni, settimane di pioggia.
A volte basta solo alzare un po' lo sguardo per migliorare la giornata.

martedì 4 febbraio 2014

Pecore

Rilassati Valerio, ecco, respira, chiudi gli occhi... pensa alle spiagge che hai appena lasciato, al sole, ai coralli, ai pesci... respira... così... no... non guardare! non ascoltare! non pensare... troppo tardi, ecco, sei già in balia del fastidio.
Dovrei imparare a isolarmi, a farmi i fatti miei, a lasciar perdere. Ma poi che cosa potrei scrivere? Se non mi arrabbio scrivo poco e male.
Dopo che mi sono arrabbiato, i casi sono due: o fracasso qualcuno di insulti, o il giorno dopo lo fracasso di insulti sul mio blog.

Scena: volo di ritorno da Marsa Alam. Ehi, dico a te che stai leggendo, mi hai appena mandato a quel paese, vero? Perfetto, ti ho anticipato e stavo proprio tornando da là.
E' sera, l'aereo è in moderato ritardo, ma la cosa mi tange fin lì. Arrivo da una settimana al mare, sono riposato... beh riposato no perché mi sono sfondato di giochi e bagni, ma sono molto rilassato. Insomma sto bene.
Ho anche preso i posti di emergenza, quindi starò bello largo. Lo sapete tutti vero che sono un tronco alto quasi due metri ma un po' sproporzionato di gambe? Quindi per me il posto largo è una gran bella cosa.
Salgo sull'aereo sereno e felice. Stai già prevedendo la tragedia, vero amico mio? Beh tranquillizzati, sarà più una farsa condita di osservazioni tragiche sull'umanità. La solita cosa, insomma.
Bene, salgo sull'aereo e vedo che la nostra fila di emergenza è composta da due sole poltrone. Perfetto, saremo solo Lisa ed io, meglio di così...
Dietro c'è un'altra fila di posti di emergenza di cui due senza nessuno davanti. E qui comincia la litania.
Caro il mio addetto al check-in, che parli italiano ma non importa perché posso pure parlarti in inglese, e anche se ti parlassi in arabo o nel dialetto beduino non capiresti una mazza lo stesso, mi hai visto? Secondo te, perché ti ho chiesto i posti in emergenza? Per poter fare l'eroe in caso di necessità, aprire la porta, scagliarla fuori e fare uscire dal velivolo prima le donne e i bambini?
Non ti sarà venuto in mente che forse ho chiesto i posti d'emergenza perché sono un mezzo gigante e vorrei stare comodo?
E allora perché a me dai i posti di emergenza più stretti dell'universo e il posto dietro, quello dove si possono allungare le gambe, dove i cristiani troppo cresciuti possono fare un viaggio senza molare le ginocchia sul sedile davanti, lo dai a uno che ha fatto il check-in un'ora dopo di me? Mi hai scambiato per Big Show e sei tifoso di John Cena? Sei un integralista capellone e ti stanno sulle palle i pelati? Non sopporti Mario Biondi e quelli che gli somigliano vagamente? Perché lo fai, fastidioso episodio della mia esistenza?
Apro una parentesi: tre egiziani mi hanno detto che assomiglio a questo Big Show, di cui non sapevo nulla fino a una settimana fa, e uno addirittura ha voluto fare la foto con me perché voleva postarla su Facebook. Vabbè...
Va beh, comunque all'andata stavo pure peggio, incastonato nel sedile come uno zircone in un anello da due soldi venduto in TV. 

Si parte e lo steward comunica di allacciare le cinture, riporre il tavolino in posizione verticale e spegnere tutti gli apparecchi elettronici, compresi ovviamente i cellulari, fino a quando non sarà finito il decollo e si spegnerà la lucina che dice più o meno "Tieni la cintura allacciata".
Ehi bella gente, non è che abbia inventato chissà che cosa, è vent'anni che non si possono usare i cellulari in volo se non in modalità Aereo, e comunque solo in fase di crociera. Tra l'altro, si chiama modalità Aereo per un motivo, altrimenti la chiamavano modalità Agenore se non volevano darle un  nome significativo. Sembrerebbe ovvio, ma no, non lo è.

Stacchiamo da terra e una donna davanti a me ha già in mano il cellulare acceso. Lo starà spegnendo perché prima era distratta? Naaaah sta guardando le sue foto delle vacanze, di cui l'ottanta per cento sono foto di lei sdraiata sul lettino. Non le sta guardando, le sta minuziosamente ispezionando.
Ohi bella (vabbè si fa per dire), va bene che ti vesti come una del grande fratello sotto l'effetto dell'LSD, e hai capelli di un giallo pennarello stinto per il quale il parrucchiere avrebbe dovuto risarcirti, ma fino a capire "spegnere i cellulari" ci arrivi? No eh? 
Guarda che se spegni il cellulare le foto rimangono e non te le ruba nessuno.
Guarda che con le foto fatte con il telefono non ci puoi fare il book. 
Guarda che non esistono book di foto tutte uguali di persone sul lettino della spiaggia.
Guarda che ci vuole il mago di Photoshop per renderle decenti e ti costa meno un pittore. Mi sa che ti costerebbe meno clonare Raffaello.
Guarda che il fatto che tu abbia una macchia sulla pelle a forma di scritta "Ideal-Standard" non è un caso, è proprio la tua marca.
Guarda che se non ti tagghi entro stasera le foto non scadono.
Guarda che il tuo iPhone non si arrabbia se lo spegni per venti minuti. Non si arrabbia mai, lui. Io sì invece. E non ho il tasto "Spegni".
Guarda che se per caso abbiamo il minimo problema con il decollo, il cellulare te lo spengo io e invento una nuova custodia per lo stesso, interna al tuo corpo, e sono ancora indeciso se userò un'apertura già esistente o ne creerò un'altra ad-hoc.

Non è l'unico QI negativo dell'aereo, più avanti si vedono luci azzurrognole di persone che dovrebbero iscriversi di volata al gruppo "Smartphonisti anonimi".

Il viaggio procede normalmente. Un po' di turbolenza fa sedere la gente in piedi, ma per alcuni non è bastato l'annuncio dello steward, c'è voluto un amico con il pollice opponibile per convincerli che, anche se la loro testa non è un organo vitale, sbatterla in terra è comunque doloroso.

E' alla fine del viaggio che la gente comincia a belare e brucare l'erba. Io almeno me li figuro così, pecore belanti che fanno sempre le stesse cose, con la stessa sequenza.
  1. L'aereo tocca terra. Applauso.
  2. Lo steward o la hostess dicono di stare seduti finché l'aereo non sarà completamente fermo.
  3. La frase passa attraverso le loro teste senza provocare vibrazioni nel timpano delle loro orecchie. O forse non sanno che "completamente fermo" significa "fermo rispetto al terreno sottostante". O forse applicano la relatività galileiana e quindi equiparano una velocità costante allo stato di quiete. No, vero?
  4. Dopo pochi secondi dall'atterraggio, partono gli avamposti della saggezza con i loro segnali di riconoscimento: clic, clic, clic. Sono le cinture che si slacciano da sole, oppure sono allergici e non ne possono più.
  5. Gli altri avamposti, compresa quella di prima, stanno già chiamando a casa per dire che sono atterrati. Casomai i loro parenti pensassero che gli aerei in genere paracadutino i passeggeri nei pressi della destinazione.
  6.  L'aereo, temerariamente, rallenta.
  7. Scattano le molle inserite nei sedili e tre quarti dei passeggeri sono in piedi a prendere le valigie. Si deve essere sparsa la voce che i bagagli vengono requisiti dopo quattro minuti dall'atterraggio.
  8. L'aereo si ferma e allora anche tutti gli altri si alzano per prendere le valigie. Le porte sono ancora chiuse, la scala non è ancora appoggiata all'aereo, finché l'ultimo non scende i pullman non partono, ma loro sono lì, pronti, concentrati a scattare verso le porte, catapultarsi giù dalle scale e fiondarsi sui pullman, sperando che all'autista scappi fortissimo la pipì e quindi parta subito, abbandonando i passeggeri più lenti al loro destino e facendo guadagnare ai più scattanti tra i cento e i trecento secondi, più gli abbuoni.
  9. Passano cinque minuti buoni e siamo ancora tutti sull'aereo, i cellulari sono quasi tutti accesi e le valigie ingombrano il corridoio. Cominciano già i primi episodi di crampi.
Si aprono le porte e la gente scende felice dalle scale. A quel punto accendo il cellulare. Che scemo, avvertirò mia madre con un sacco di ritardo, lei di sicuro non avrà resistito all'attesa e starà meditando il suicidio, oppure avrà già chiamato l'aeronautica, gli ospedali di Roma, l'Esercito della Salvezza, il Vaticano,  la Sciarelli... e io che a seguire le regole, come un soldatino di stagno, a momenti provoco una tragedia.

"Pronto mamma, ciao. Sono arrivato a Roma." "Di già? Va bene, allora buona notte".

lunedì 20 gennaio 2014

Cose stupefacenti delle donne - numero 9

Lei: "Senti ma quel coso che ti ha dato la cosa, poi l'hai portato a casa?"
Lui: "Eh?"
Lei: "Eddai non hai capito?"
Ed è anche convinta.

Cose stupefacenti delle donne - numero 8

Quando una donna si prepara per uscire, per almeno dieci minuti non ha niente da mettersi. Successivamente le migliaia di vestiti che possiede riappaiono nel suo armadio e a quel punto non sa che cosa mettersi. Poi sceglie un vestito, o due, più spesso una mezza dozzina (prima degli Oscar ci sono le nomination), ma non sa che cosa abbinarci. A quel punto dalla cabina scarpiera (evoluzione femminile della cabina armadio) fuoriescono decine di paia di scarpe con le relative borse (se compri un paio di scarpe devi comprare una borsa abbinata, ignorante!). Una volta fatta la fatidica scelta, il loro uomo che le aspetta sul divano vestito da ore le guarda: se l'espressione non è per lo meno estatica, comincia il dramma, il dramma di lui che dovrà aspettare che lei ripeta da capo l'operazione.
Alcune donne per motivi economici non possono avere questa esperienza, ed allora ci pensa la TV a fargliela sognare con un paio di puntate a sera di Sex and the City, un serial che parla degli orgasmi provati dalle donne quando indossano un paio di Manolo Blahnik. Non sai che cosa sono? Non conosci le donne.

giovedì 9 gennaio 2014

Cose stupefacenti delle donne - numero 7

La differenza di temperatura tra le ginocchia e i piedi di una donna è potenzialmente illimitata.

Cose stupefacenti delle donne - numero 6



Se una donna invita a cena uno o più uomini, prima dell'appuntamento pulisce la casa.
Se invece invita una o più donne, la tira a lucido.

Cose stupefacenti delle donne - numero 5

Per una donna, l'importanza di quello che si dice, rispetto a come lo si dice, è pari a zero.
Si chiama comunicazione non verbale, pratica sconosciuta ai maschi. E segno della maggiore complessità del cervello femminile.
Le donne non sono stupide, è che sono cintura nera di seghe mentali. Hanno la capacità di fare dieci pensieri contemporanei, di cui nove non descrivibili a parole.
I maschi hanno inventato il linguaggio verbale, semplice e limitato. Le donne scrivono poemi con gli sguardi e le posizioni assunte dalle mani.
Quando un uomo, con la vena sul collo pulsante e i pugni chiusi, dice ad una persona "Ti perdono", anche se vorrebbe ammazzarlo in quel momento e dice la frase facendo una fatica boia, vuole che l'altro riceva il seguente messaggio: "Ti perdono".
Quando una donna dice ad un uomo "Ti perdono", può voler dire un sacco di cose, tra cui, ad esempio:
- non ti perdonerò mai
- ti perdono perché sono una santa ma te la farò pagare, a scopo educativo, così non ripeterai l'errore
- voglio sbolognarti e allora ti perdono così non mi giri intorno per supplicarmi.
- non mi hai supplicato abbastanza, quindi ti sto cancellando dalla mia vita
- ti perdono e te lo sto dicendo con le parole che un essere inferiore come te, cioè un maschio, può comprendere.
- sei un coglione ma ti voglio bene lo stesso
- sei un coglione e quindi ti prenderò in giro da qui all'eternità
- sei un coglione e devo assolutamente rifarmi lo smalto
- l'ultimo libro di Fabio Volo è una figata
Per capire che cosa ha detto, un uomo avrebbe bisogno di qualcuno che glielo spiegasse, ma poiché potrebbe essere solo un'altra donna, che quindi glielo spiegherebbe con i medesimi meccanismi, rinuncia e si affida alla dea bendata. E sbaglia.

Cose stupefacenti delle donne - numero 4



Quando due uomini si chiariscono, magari anche a cazzotti, poi possono addirittura riprendere ad essere amici.
Quando due donne si chiariscono, in genere inizia una guerra.

Cose stupefacenti delle donne - numero 3



Qualunque difetto tu possa attribuire alle donne in generale, ci sono almeno dieci donne che conosci che attribuiscono il medesimo difetto agli uomini, fosse anche la mania di truccarsi.

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