lunedì 9 dicembre 2013

Storie di autobus

Marito e moglie seduti sull'autobus; bambina di cinque anni in braccio a lui. Sono in piedi di fianco a loro e non posso fare a meno di ascoltare quello che si dicono papà e figlia. È per questo che ho saputo l'età della bambina.
Sale sul pullman una signora, nemmeno tanto anziana. L'uomo si alza istantaneamente con la bimba in braccio e la fa sedere. Nel frattempo gioca e scherza con la piccola, che è educatissima e mi fa venire il diabete da quanto è dolce con il padre, che evidentemente adora.
Qual è la particolarità di questa storia? Il signore così cortese è un immigrato, probabilmente slavo, uno di quelli che vengono additati da molti come una minaccia per la nostra società.
No, non voglio fare un polpettone antirazzismo, voglio fare di più: voglio dire che le persone devono essere giudicate una per una, in base a come sono è non al luogo da cui provengono.
Solo così ci possiamo relazionare con gli altri, sceglierci gli amici e scartare le persone che non vanno bene per noi. Gli Italiani non sono tutti uguali, i romani non sono tutti uguali, i varesotti nemmeno. Siamo persone, e basta.
Rileggo quanto ho scritto e mi accorgo che non ho fatto nemmeno una battuta. Rimedio subito.
Oh, juventini esclusi :-)

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