lunedì 9 dicembre 2013

Nostra Signora del fazzolettino

Facevo ancora l'università. Tutte le mattine andavo a Milano e ho visto la più varia umanità. Adesso abito a cinque chilometri dall'ufficio (e a seicento da casa, ma questa è un'altra storia), e raramente prendo i mezzi. Ieri mi è venuto alla mente un episodio di quelli che si stampano nella mia memoria anche se non vorrei.
I treni una volta erano dei carri bestiame. Ora tentano di sfoltirli chiudendo le fabbriche, ma le FS sono più veloci e accorciano i convogli. E siamo punto e a capo.
Quel giorno il treno si riempì completamente a Legnano, come sempre, e mi toccò come dirimpettaia una signora appena uscita dalle pagine di Cosmopolitan, dalle cui pagine aveva svaligiato la sua mise, mentre la spocchia l'aveva probabilmente perfezionata a un corso del Rotary.
Vestiva di bianco, e per preservare il candore della sua gonna estrasse un fazzolettino dalla borsa e lo passò sul sedile con cura. A un certo punto ricordo di aver dato come probabile una spruzzata di sgrassatore, ma la signora si limitò alla polvere, risparmiando le eventuali impurità aggiuntive.
Ripose il fazzolettino e perse tutta la mia attenzione. A questo punto avrete capito che la signora era un po' attempata e quindi tutti i suoi viaggi in boutique e profumerie non la rendevano interessante.
Dopo qualche fermata scese dal treno e fin qui tutto bene. Dopo cinque minuti mi resi conto che il fazzolettino era rimasto lì nell'angolo, a futura memoria.
Ma come, esci di casa "pittata come una sciantosa", fai tutta sta scena della pulizia, e poi finisci in bellezza con questo gesto di "vandalismo chic"? E dai!
L'apparenza non si limita a ingannare, ma rincoglionisce chi la insegue ossessivamente.

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