giovedì 12 aprile 2012

Figlio di metropolitana

La metropolitana è ferma e io bestemmio.

Quella prima l'ho persa per un minuto, nonostante una bella corsa dalla fermata dell'autobus. Sono fuori allenamento però corro ancora abbastanza bene.

Passata l'euforia da quarantenne grassoccio ma non troppo, ho sentito, sopra i miei rantoli, un rumore familiare: ecco allontanarsi uno splendido treno sotterraneo, con le mie speranze di prendere il treno delle 20.33 attaccate alla sua coda, come i barattoli alle auto degli sposi.

Ero già sicuro di perdere il treno, quindi. Prima bestemmia. Intanto lei aveva chiamato, lo sentivo il telefono, era il mio per forza, e chi ce l'ha una suoneria dei Gentle Giant? Ma chi li conosce in Italia? Solo i maniaci come me. Lo sentivo ma non potevo rispondere, stavo correndo, anche bene se vogliamo, un bel ritmo. Ho cercato di richiamarla, ma non c'è campo sotto terra, a parte quando squilla e tu non puoi rispondere, s'intende.

All'improvviso è apparso un nuovo convoglio, pochissimo tempo dopo il treno dei barattoli. Eh ma allora mi viziate, alle otto di sera un treno dietro l'altro. E' partito con calma, qui a Roma si fa tutto con calma, tranne guidare nel traffico. Però, dai, forse ce la faccio, manca solo una fermata...

E adesso sono qui ad aspettare che faccia l'ultimo pezzettino di strada, seconda bestemmia, solo pensata però, varrà lo stesso? Mah, il Purgatorio non esiste nemmeno nella Divina Commedia, cioè esiste ma è come se non ci fosse. Almeno quando ho fatto il liceo io. Quello di Dante intendo. Oh insomma! Non ce lo vedo Dio che inserisce in un apposito archivio “Valerio Cattaneo codice DNA numero... ha pensato una bestemmia il giorno x alle ore y, tre giorni di purgatorio”.

Mi alzo e grido, penso, e allora mi alzo. Adesso lo mando affanculo, maledetto macchinista. «Lo so che stai telefonando alla tua mignotta, col tuo cellulare che prende anche sotto terra, mica come il mio, e non parti per non far cadere la linea, maledetto!!!», adesso lo urlo, lo urlo appena mi affaccio.

Mi affaccio e... il semaforo è rosso. Eddai! Ma se non me la posso nemmeno prendere con il macchinista allora non vale!

Chissà perché rimane rosso così a lungo, ci sarà uno che li manovra, uno che si diverte a far perdere i treni e mette i semafori rossi così, per sadismo? Un uomo frustrato perché corre male, non gli prende il telefono, lei non lo chiama, insomma gli sto sulle palle, per invidia a questo punto. Ma che avrò fatto mai?

Mah, d'altra parte che avrò fatto mai per essere trasferito a Roma, così, da un giorno all'altro? Eppure è un anno e mezzo che sono qui, avvisato con dieci giorni di preavviso. No, non erano dieci giorni di preavviso, avevo ancora dieci giorni di malattia, se no quella mi mandava a Roma dalla sera alla mattina. Già, quindi da un giorno all'altro, in pratica, annunciando questo trasferimento coatto con una telefonata il 30 di dicembre, giusto in tempo per rovinarmi il capodanno.

Sì, gli sto sulle palle, sono sicuro. All'omino dei semafori sotterranei e al direttore di Milano.

Anche se poi alla fine era stato uno splendido capodanno, perché ci vuol altro per abbattermi, caro il mio ex-direttore. Io ho degli amici potenti, così potenti da farmi stare bene anche se qualcuno mi sta stravolgendo la vita.

Parte! Parte! Dai dai dai! Giusto in tempo per farmi fare un'altra corsa a perdifiato. E magari perdere il treno lo stesso. Porte aperte! Coglione davanti alla porta, come sempre. Troppo difficile pensare che è più intelligente farsi da parte, fare scendere le persone e poi salire. I milanesi lo hanno capito - i milanesi, mica l'Accademia delle Scienze - ma qui a Roma è difficile non trovare un cretino davanti alla porta che vuole salire subito, forse ha paura che la metropolitana parta senza di lui, oppure deve dimostrare di essere un coglione un tot di volte al giorno, altrimenti scende nella classifica nazionale dei coglioni. Il mancato uso di sinonimi è puramente voluto, e queste ultime righe le dedico a tutti i coglioni che incontro ogni giorno.

Ma io sto già correndo, con nell'aria la terza bestemmia con contorno di insulti per il deficiente davanti alla porta. L'andatura è buona, ma la strada è lunga. Vai vai Valerio, «corri ragazzo laggiù tat-ta-ra», dai che ce la fai lo stesso, mancano ancora due minuti.

Comincia a mancare il fiato ma io sono un duro, per la miseria. Vedo gente venire verso di me; ahi, il treno è già arrivato. Corri di più Valerio, corri! Gira, su per la rampa! Se quello non si leva lo abbatto, giuro!

Aha!!! Il treno è ancora qui, a soli due metri da me. Allora rallento, ormai sono qui, ho vinto la mia battaglia con la sfiga

Salgo camminando, trionfante ma senza dare a vederlo, come se niente fosse. Una preoccupante mancanza di ossigeno mi consiglia di mantenere un atteggiamento sobrio, morigerato, anglosassone. Come mai so tutti questi sinonimi? Ah ecco, Mario Monti e il suo governo di stronzi se la menano dalla mattina alla sera con la sobrietà, sobrio di qua, sobrio di là, con il loden, lui, come se di Berlusconi mi preoccupasse il look. I giornali sono fantastici a saltare sul carro del potere, tutti a fare gli uffici stampa, i portavoce, oggi va il Monti, quindi tutti a dire quanto è bravo quanto è buono quanto è sobrio. Eh già, è proprio un miracolo che un premier non dica barzellette sconce, non faccia il cucù ad altri premier e non vada a troie. Non voglio confondermi con questi sobri affamatori del popolo, già mi vedo la gente che dice “Guarda, ha il fiatone che sembra muoia, ma che sobrietà, sembra Monti”. Quindi mi schiarisco la voce e sciorino un bel vaffanculo a tout le monde e mi siedo.

Ovviamente il treno parte dopo cinque minuti buoni, ma sono stanco di bestemmiare.

La richiamo, sarà preoccupata.

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