giovedì 5 gennaio 2012

Vanità delle vanità, tutto è vanità

Questo post è del maggio 2009; era rimasto in bozze, ma l'ho riletto e mi è piaciuto. Così lo pubblico.

Ogni volta che scrivo un post, aspetto trepidante le reazioni dei miei quattro lettori.
Aspetto di leggere il loro giudizio, come uno scrittore di grido aspetta le recensioni dei critici. Poi lo scrittore guarda le vendite e dei critici se ne fotte. Io non vendo niente, quindi per me i commenti sono l'unico premio dei miei sforzi.

Quando ho aperto questo non-blog, nel senso che è tutto fuorché un diario, pensavo di scrivere per il piacere di farlo, ed effettivamente mi piace molto scrivere; ma poi mi sono accorto che, in realtà, il mio scopo era di farmi leggere dagli altri.

I miei lettori, che mi conoscono, sanno bene che sono vanitosissimo, ed io non fatico a riconoscerlo: mi piace stare al centro dell'attenzione, parlo sempre io alle cene, faccio il brillante, pure troppo.
Però mi piace fare qualcosa di bello, che so, cantare - bene - una bella canzone, scrivere un bel post, raccontare un aneddoto carino, fare una battuta spiritosa.
Questa mia vanità è la stessa vanità che hanno gli artisti, che cercano di fare qualcosa di bello e poi di esporlo, sia che si tratti di un quadro, o di una commedia in teatro, o di un concerto. Non sono un artista, e non avrò mai la costanza di lavorare per diventarlo, però mi piace esibirmi in qualcosa che so fare.

Beh, quindi? Quindi ho l'orgoglio di sapere che sono differente dai vanitosi puri.
Chi sono costoro? Sono quelli per cui la vanità è non una parte del carattere, ma il fine della vita: quelli che vogliono fare un reality, quelli che mettono nel curriculum "partecipazione al programma XYZ, come pubblico", quelli che pur di salire su un palco si fanno sfottere da chiunque, non importa come. Si fanno fare le cose più immonde, pur di stare in TV. La loro performance consiste nell'esserci. Sono come quelli che ci tengono un casino a farsi invitare alle feste dei vip, e poi, non conoscendo nessuno, si mettono in un angolo a sgranocchiare salatini. Il giorno dopo dicono a tutti: Ah, una festa meravigliosa! C'era Simona (Ventura) e poi c'era Lele (Mora), ma il più simpatico è stato Costantino (ahimé so il cognome anche di quest'uomo senza qualità, ma non serve scriverlo). Non importa se si sono rotti le scatole tutta la sera, loro "c'erano". Gli imbucati nel nulla.

Una volta ho conosciuto un ragazzo, che aveva una tastiera elettronica bellissima, ma non aveva un gruppo.
Probabilmente non era abbastanza bravo per suonare in pubblico, però aveva trovato un modo per soddisfare la sua voglia di suonare.
Quando c'era un concerto, andava dal tastierista e gli diceva "Se mi fai suonare un pezzo, ti presto la mia tastiera per tutto il concerto". Spesso i tastieristi accettavano, ed egli aveva il suo momento di gloria.

Beh, quelli del Grande Fratello dovrebbero inchinarsi di fronte a questo ragazzo, che voleva esibirsi sì, ma non come una scimmia in gabbia; voleva essere un artista, per cinque minuti, una volta ogni tanto.
Egli si erge come un eroe, sulla marmaglia di macachi, sulla massa di "carne da telecamera" che tutti i giorni invadono la TV.

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