mercoledì 27 giugno 2012

Cui prodest?

Angela Merkel non sente ragioni. Continua a perseguire una politica che molto probabilmente potrebbe distruggere l'euro.
Tutti a darle contro, spiegando che la caduta dell'euro sarebbe una iattura per la Germania, ma è come se non capisse.
Ora, è mai possibile che il cancelliere tedesco non ci arrivi? Evidentemente questo atteggiamento ha delle ragioni. Non è che siamo noi a non capire?

In buona fede

Credo che cercare di giustificare l'omosessualità con motivi genetici sia una forma involontaria di razzismo. Se ci pensate, Hitler metteva nei lager ebrei, zingari e omosessuali.

domenica 20 maggio 2012

Non ci posso credere!

Inauguro oggi una rubrica che potrebbe finire oggi stesso data la mia assiduità nel curare questo non-blog.
L'articolo di Luca Telese (http://www.lucatelese.it/?p=6455) è l'ennesima prova della iattura che rappresenta Marchionne per la Fiat e soprattutto per l'Italia.
Buona indignazione.

giovedì 12 aprile 2012

Figlio di metropolitana

La metropolitana è ferma e io bestemmio.

Quella prima l'ho persa per un minuto, nonostante una bella corsa dalla fermata dell'autobus. Sono fuori allenamento però corro ancora abbastanza bene.

Passata l'euforia da quarantenne grassoccio ma non troppo, ho sentito, sopra i miei rantoli, un rumore familiare: ecco allontanarsi uno splendido treno sotterraneo, con le mie speranze di prendere il treno delle 20.33 attaccate alla sua coda, come i barattoli alle auto degli sposi.

Ero già sicuro di perdere il treno, quindi. Prima bestemmia. Intanto lei aveva chiamato, lo sentivo il telefono, era il mio per forza, e chi ce l'ha una suoneria dei Gentle Giant? Ma chi li conosce in Italia? Solo i maniaci come me. Lo sentivo ma non potevo rispondere, stavo correndo, anche bene se vogliamo, un bel ritmo. Ho cercato di richiamarla, ma non c'è campo sotto terra, a parte quando squilla e tu non puoi rispondere, s'intende.

All'improvviso è apparso un nuovo convoglio, pochissimo tempo dopo il treno dei barattoli. Eh ma allora mi viziate, alle otto di sera un treno dietro l'altro. E' partito con calma, qui a Roma si fa tutto con calma, tranne guidare nel traffico. Però, dai, forse ce la faccio, manca solo una fermata...

E adesso sono qui ad aspettare che faccia l'ultimo pezzettino di strada, seconda bestemmia, solo pensata però, varrà lo stesso? Mah, il Purgatorio non esiste nemmeno nella Divina Commedia, cioè esiste ma è come se non ci fosse. Almeno quando ho fatto il liceo io. Quello di Dante intendo. Oh insomma! Non ce lo vedo Dio che inserisce in un apposito archivio “Valerio Cattaneo codice DNA numero... ha pensato una bestemmia il giorno x alle ore y, tre giorni di purgatorio”.

Mi alzo e grido, penso, e allora mi alzo. Adesso lo mando affanculo, maledetto macchinista. «Lo so che stai telefonando alla tua mignotta, col tuo cellulare che prende anche sotto terra, mica come il mio, e non parti per non far cadere la linea, maledetto!!!», adesso lo urlo, lo urlo appena mi affaccio.

Mi affaccio e... il semaforo è rosso. Eddai! Ma se non me la posso nemmeno prendere con il macchinista allora non vale!

Chissà perché rimane rosso così a lungo, ci sarà uno che li manovra, uno che si diverte a far perdere i treni e mette i semafori rossi così, per sadismo? Un uomo frustrato perché corre male, non gli prende il telefono, lei non lo chiama, insomma gli sto sulle palle, per invidia a questo punto. Ma che avrò fatto mai?

Mah, d'altra parte che avrò fatto mai per essere trasferito a Roma, così, da un giorno all'altro? Eppure è un anno e mezzo che sono qui, avvisato con dieci giorni di preavviso. No, non erano dieci giorni di preavviso, avevo ancora dieci giorni di malattia, se no quella mi mandava a Roma dalla sera alla mattina. Già, quindi da un giorno all'altro, in pratica, annunciando questo trasferimento coatto con una telefonata il 30 di dicembre, giusto in tempo per rovinarmi il capodanno.

Sì, gli sto sulle palle, sono sicuro. All'omino dei semafori sotterranei e al direttore di Milano.

Anche se poi alla fine era stato uno splendido capodanno, perché ci vuol altro per abbattermi, caro il mio ex-direttore. Io ho degli amici potenti, così potenti da farmi stare bene anche se qualcuno mi sta stravolgendo la vita.

Parte! Parte! Dai dai dai! Giusto in tempo per farmi fare un'altra corsa a perdifiato. E magari perdere il treno lo stesso. Porte aperte! Coglione davanti alla porta, come sempre. Troppo difficile pensare che è più intelligente farsi da parte, fare scendere le persone e poi salire. I milanesi lo hanno capito - i milanesi, mica l'Accademia delle Scienze - ma qui a Roma è difficile non trovare un cretino davanti alla porta che vuole salire subito, forse ha paura che la metropolitana parta senza di lui, oppure deve dimostrare di essere un coglione un tot di volte al giorno, altrimenti scende nella classifica nazionale dei coglioni. Il mancato uso di sinonimi è puramente voluto, e queste ultime righe le dedico a tutti i coglioni che incontro ogni giorno.

Ma io sto già correndo, con nell'aria la terza bestemmia con contorno di insulti per il deficiente davanti alla porta. L'andatura è buona, ma la strada è lunga. Vai vai Valerio, «corri ragazzo laggiù tat-ta-ra», dai che ce la fai lo stesso, mancano ancora due minuti.

Comincia a mancare il fiato ma io sono un duro, per la miseria. Vedo gente venire verso di me; ahi, il treno è già arrivato. Corri di più Valerio, corri! Gira, su per la rampa! Se quello non si leva lo abbatto, giuro!

Aha!!! Il treno è ancora qui, a soli due metri da me. Allora rallento, ormai sono qui, ho vinto la mia battaglia con la sfiga

Salgo camminando, trionfante ma senza dare a vederlo, come se niente fosse. Una preoccupante mancanza di ossigeno mi consiglia di mantenere un atteggiamento sobrio, morigerato, anglosassone. Come mai so tutti questi sinonimi? Ah ecco, Mario Monti e il suo governo di stronzi se la menano dalla mattina alla sera con la sobrietà, sobrio di qua, sobrio di là, con il loden, lui, come se di Berlusconi mi preoccupasse il look. I giornali sono fantastici a saltare sul carro del potere, tutti a fare gli uffici stampa, i portavoce, oggi va il Monti, quindi tutti a dire quanto è bravo quanto è buono quanto è sobrio. Eh già, è proprio un miracolo che un premier non dica barzellette sconce, non faccia il cucù ad altri premier e non vada a troie. Non voglio confondermi con questi sobri affamatori del popolo, già mi vedo la gente che dice “Guarda, ha il fiatone che sembra muoia, ma che sobrietà, sembra Monti”. Quindi mi schiarisco la voce e sciorino un bel vaffanculo a tout le monde e mi siedo.

Ovviamente il treno parte dopo cinque minuti buoni, ma sono stanco di bestemmiare.

La richiamo, sarà preoccupata.

mercoledì 8 febbraio 2012

Te ci hanno mai mannato a quer paese?

Questa è la lettera di reclamo che ho appena mandato a Trenitalia.

Spett. Trenitalia, sono un abbonato che ogni giorno prende il treno FR1 a Parco Leonardo per scendere a Roma Tiburtina.
Anche stamattina il treno ha avuto un enorme ritardo, 55 minuti. Ho scoperto che ciò era dovuto ad un treno guasto, che però è arrivato a Fiumicino Aeroporto e lì, solo lì, si è fermato, sostituito da un treno che è arrivato due minuti dopo.
Poiché c'è un treno ogni quarto d'ora, per quale idiota motivo il treno guasto si fa arrivare fino a destinazione accumulando quasi un'ora di ritardo invece che parcheggiarlo in una stazione, almeno una delle stazioni maggiori che di sicuro hanno abbastanza binari per fare questa operazione, e non si trasbordano i passeggeri sul treno successivo? Ci vuole uno scienziato? Un fenomeno? Invece si fa strame della pazienza dei passeggeri e si lavora con i piedi.
La mia educazione mi impedisce di mettere per iscritto tutti gli insulti che meritereste. Vergognatevi. Vergognatevi. Vergognatevi. Fatto? Ecco allora ricominciate da capo.


Questi mentecatti di Frenitalia sono vergognosi ogni giorno di più. La linea ferroviaria su cui viaggio è condivisa tra un servizio di treni regionali e il Leonardo Express, un treno diretto Fiumicino-Stazione Termini.
Quando quest'ultimo è in ritardo, bloccano tutti i treni regionali per farlo passare, perché i passeggeri dei regionali sono di serie B. Quando si rompe un treno, e succede spesso, fanno casini come quelli che ho descritto nel mio reclamo.
Non parlo della pulizia dei treni, o dei graffiti, o delle stazioni piene di spazzatura per terra. Ciò dipende da un sacco di persone che non sanno che cos'è la civiltà e l'educazione e le ferrovie non possono farci nulla.
Non parlo della poca manutenzione: so che ci sono pochi soldi e che senza contributi statali e regionali i servizi ferroviari costerebbero molto di più o non potrebbero andare avanti.
Insomma lo so che spesso si fanno le nozze con i fichi secchi, perché i nostri governi pensano a tutto tranne che a potenziare la linea ferroviaria, anche di fronte al disastro delle nostre autostrade intasate di camion che non dovrebbero esserci.
Io parlo di buon senso. Perché non si fa quel che si può con un po' di testa e nessuno si interessa della qualità del servizio. E mi faccio delle domande.
Perché fanno questo? Perché siamo tutti i giorni presi a schiaffi da persone così? Perché si permettono di fare il bello e il cattivo tempo con i loro clienti?
Secondo me perché nessuno protesta. Dovremmo scrivere reclami ogni giorno, mettendo in copia i giornali, diffondendoli su internet. Poiché ciò non basterebbe, dovremmo manifestare in piazza, far rimuovere i responsabili. Dovremmo prendere a schiaffi qualcuno.

E invece... il reclamo lo scrivo la prossima volta, ché non ho tempo. Stasera c'è la partita in TV e prima devo andare in palestra. E comunque ho già mandato affanculo il controllore, perché è ora di finirla.
Ah, il controllore non c'entra niente? Beh, con qualcuno mi dovevo sfogare no?

Ci meritiamo proprio la ministra piangente e il senatore a vita che si annoia col posto fisso. E pensa che prima era peggio.

giovedì 5 gennaio 2012

Vanità delle vanità, tutto è vanità

Questo post è del maggio 2009; era rimasto in bozze, ma l'ho riletto e mi è piaciuto. Così lo pubblico.

Ogni volta che scrivo un post, aspetto trepidante le reazioni dei miei quattro lettori.
Aspetto di leggere il loro giudizio, come uno scrittore di grido aspetta le recensioni dei critici. Poi lo scrittore guarda le vendite e dei critici se ne fotte. Io non vendo niente, quindi per me i commenti sono l'unico premio dei miei sforzi.

Quando ho aperto questo non-blog, nel senso che è tutto fuorché un diario, pensavo di scrivere per il piacere di farlo, ed effettivamente mi piace molto scrivere; ma poi mi sono accorto che, in realtà, il mio scopo era di farmi leggere dagli altri.

I miei lettori, che mi conoscono, sanno bene che sono vanitosissimo, ed io non fatico a riconoscerlo: mi piace stare al centro dell'attenzione, parlo sempre io alle cene, faccio il brillante, pure troppo.
Però mi piace fare qualcosa di bello, che so, cantare - bene - una bella canzone, scrivere un bel post, raccontare un aneddoto carino, fare una battuta spiritosa.
Questa mia vanità è la stessa vanità che hanno gli artisti, che cercano di fare qualcosa di bello e poi di esporlo, sia che si tratti di un quadro, o di una commedia in teatro, o di un concerto. Non sono un artista, e non avrò mai la costanza di lavorare per diventarlo, però mi piace esibirmi in qualcosa che so fare.

Beh, quindi? Quindi ho l'orgoglio di sapere che sono differente dai vanitosi puri.
Chi sono costoro? Sono quelli per cui la vanità è non una parte del carattere, ma il fine della vita: quelli che vogliono fare un reality, quelli che mettono nel curriculum "partecipazione al programma XYZ, come pubblico", quelli che pur di salire su un palco si fanno sfottere da chiunque, non importa come. Si fanno fare le cose più immonde, pur di stare in TV. La loro performance consiste nell'esserci. Sono come quelli che ci tengono un casino a farsi invitare alle feste dei vip, e poi, non conoscendo nessuno, si mettono in un angolo a sgranocchiare salatini. Il giorno dopo dicono a tutti: Ah, una festa meravigliosa! C'era Simona (Ventura) e poi c'era Lele (Mora), ma il più simpatico è stato Costantino (ahimé so il cognome anche di quest'uomo senza qualità, ma non serve scriverlo). Non importa se si sono rotti le scatole tutta la sera, loro "c'erano". Gli imbucati nel nulla.

Una volta ho conosciuto un ragazzo, che aveva una tastiera elettronica bellissima, ma non aveva un gruppo.
Probabilmente non era abbastanza bravo per suonare in pubblico, però aveva trovato un modo per soddisfare la sua voglia di suonare.
Quando c'era un concerto, andava dal tastierista e gli diceva "Se mi fai suonare un pezzo, ti presto la mia tastiera per tutto il concerto". Spesso i tastieristi accettavano, ed egli aveva il suo momento di gloria.

Beh, quelli del Grande Fratello dovrebbero inchinarsi di fronte a questo ragazzo, che voleva esibirsi sì, ma non come una scimmia in gabbia; voleva essere un artista, per cinque minuti, una volta ogni tanto.
Egli si erge come un eroe, sulla marmaglia di macachi, sulla massa di "carne da telecamera" che tutti i giorni invadono la TV.

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